Il termine plusvalenza indica il maggior valore dell’immobile derivante dalla differenza tra il costo d’acquisto ed il valore di vendita.
Esempio:
Costo d’acquisto 100.000€
Valore di vendita 120.000€
Plusvalenza 20.000€
La plusvalenza non è sempre tassabile, ma solo in alcuni casi che, specificheremo di seguito.
La plusvalenza non è tassata se:
- L’immobile viene venduto oltre i cinque anni dall’acquisto;
- L’immobile è stato acquistato per successione;
- L’Immobile è stato adibito ad abitazione principale per la maggior parte del periodo di possesso da parte del cedente o di un suo familiare;
La plusvalenza è tassata se:
- L’immobile è stato acquistato o costruito da meno di 5 anni e non rientra in una delle casistiche non tassabili;
Come si calcola la tassazione
Definita la plusvalenza immobiliare, esistono due opzioni di tassazione, il cui reddito appartiene alla categoria “redditi diversi”:
1) Con tassazione ordinaria IRPEF (cumulata agli altri redditi imponibili IRPEF): in questo caso, la plusvalenza da cessione di immobili confluisce nel reddito complessivo del contribuente e dovrà essere tassata secondo le aliquote previste per i vari scaglioni di reddito, a partire dallo scaglione più basso con aliquota al 23%.
Ne sovviene che maggiore sarà il reddito imponibile IRPEF, meno conveniente sarà questa tipologia di tassazione per la plusvalenza.
2) Attraverso l’imposta sostitutiva del 26% al momento della cessione: in questo caso, alla plusvalenza da cessione di immobili può essere applicata un’imposta sostitutiva dell’IRPEF del 26% all’atto di compravendita. Il notaio farà da sostituto d’imposta e incasserà l’imposta sostitutiva dal contribuente per versarla all’Erario tramite il modello F24. La plusvalenza tassabile è la stessa rispetto all’opzione precedente ma, in questa seconda casistica, non si potranno sfruttare gli oneri deducibili e detraibili.