La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 1151 del 17 gennaio 2022, chiarisce che l’Agenzia delle Entrate potrà presumere che i versamenti soci effettuati tramite denaro contante e senza preventiva delibera, possano essere valutati come guadagno in nero non dichiarato, qualora non si rilevi la capacità finanziaria da parte dei soci e delle apposite delibere assembleari.
Questi movimenti di denaro sono quindi per la Cassazione una “spia” di evasione fiscale sufficiente a legittimare, in unione ad altre irregolarità contabili o anomalie fiscali, l’accertamento analitico-induttivo.
L’ordinanza è frutto di una vicenda che ha visto coinvolta una srl sottoposta a controllo dopo aver evidenziato cospicui spostamenti di denaro contante da parte dei soci, finanziamenti però non supportati dalla sussistenza di corrispondenti risorse economiche.