L’Agenzia delle Entrate è tornata a fare chiarezza sul tema della tassazione delle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti, fornendo nuove indicazioni durante la videoconferenza del 18 settembre 2025.

Auto aziendali e regime transitorio

Per effetto del cosiddetto “Decreto Bollette” (D.L. n. 19/2025), le autovetture immatricolate tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2024 possono continuare ad usufruire del regime fiscale agevolato precedente, a determinate condizioni.

In particolare, possono mantenere il vecchio regime forfetario le vetture:

  • già possedute dal datore di lavoro al 31 dicembre 2024,
  • e concesse in uso promiscuo per la prima volta ai dipendenti tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2025.

La norma, infatti, prevede che per beneficiare della clausola di salvaguardia sia necessario che:

  • l’immatricolazione sia avvenuta tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2024;
  • il contratto di assegnazione al dipendente sia stipulato entro il 30 giugno 2025;
  • e la consegna dell’auto al dipendente avvenga nello stesso intervallo temporale (1° gennaio – 30 giugno 2025).

In sostanza, le auto “vecchie” — cioè già disponibili per l’impresa entro fine 2024 — potranno essere assegnate ai lavoratori nei primi sei mesi del 2025 mantenendo il vecchio metodo di calcolo del fringe benefit.

Chiarimenti sul valore imponibile

Un ulteriore chiarimento riguarda il calcolo del valore del benefit previsto dall’art. 51, comma 4, lettera a) del TUIR.
Secondo l’Agenzia, la norma che consente di sottrarre le somme trattenute al dipendente dal valore imponibile si applica solo alle somme richieste per l’uso personale del veicolo, determinate in base alle tabelle ACI.

Ne consegue che eventuali trattenute per optional aggiuntivi richiesti dal dipendente (non inclusi nelle tabelle ACI) non possono ridurre il valore del fringe benefit soggetto a tassazione.
In altre parole, se il lavoratore paga di tasca propria un optional extra sull’auto aziendale, tale importo non incide sul calcolo fiscale del benefit.

Un quadro normativo ancora complesso

L’intento iniziale del legislatore era quello di rendere più favorevoli i trattamenti fiscali delle auto meno inquinanti e più onerose quelle tradizionali. Tuttavia, le continue modifiche normative e i chiarimenti successivi hanno generato una situazione confusa e difficile da gestire, con effetti pratici significativi per le imprese e per i professionisti del settore.

Nonostante i recenti interventi, restano ancora irrisolte alcune criticità, come il rischio di tassazione al valore normale in casi specifici (ad esempio per le riassegnazioni di veicoli a nuovi dipendenti).
Un problema che, salvo nuovi provvedimenti legislativi, continuerà a creare incertezze operative per aziende e consulenti.

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