Se tu o la tua famiglia avete un conto corrente aperto all’estero — magari per un immobile, un investimento o un rapporto di lavoro internazionale — sappi che il solo fatto di detenerlo comporta obblighi dichiarativi precisi. Vale anche per importi che a prima vista sembrano marginali, e gli errori più comuni nascono proprio dal sottovalutare questo aspetto.

Il principio di base

Il D.L. 167/1990 impone obblighi dichiarativi su due fronti distinti, che vanno tenuti separati: da un lato i redditi percepiti da fonte estera, dall’altro il monitoraggio fiscale delle attività detenute all’estero. Un conto corrente estero su cui maturano interessi attiva entrambi.

  1. Gli interessi vanno dichiarati come redditi di capitale

Gli interessi maturati su un conto corrente estero costituiscono redditi di capitale soggetti a tassazione in Italia. Si dichiarano nel Quadro RM (Sezione II-A, rigo RM31 del Modello Redditi) oppure nel Quadro M del Modello 730, utilizzando il codice G per il “tipo reddito”. Se il pagamento avviene senza l’intervento di un intermediario residente, l’imposta sostitutiva applicata corrisponde alla ritenuta ordinaria prevista per redditi della stessa natura: in generale il 26%, come stabilito dagli artt. 3-4 del D.L. 66/2014.

  1. Il monitoraggio fiscale: quando scatta l’obbligo (e quando l’IVAFE)

Qui si annida il punto che più spesso viene trascurato. La compilazione del Quadro RW (Modello Redditi) o del Quadro W (Modello 730) è obbligatoria al ricorrere di almeno una di queste condizioni:

  • la giacenza media del conto durante l’anno supera i 5.000 euro: in questo caso è dovuta anche l’IVAFE in misura fissa, attualmente pari a 34,20 euro (Circolare 28/2012);
  • il valore massimo raggiunto dal conto nel corso dell’anno supera i 15.000 euro: qui l’obbligo di compilazione scatta ai soli fini del monitoraggio, anche se la giacenza media resta sotto i 5.000 euro — e quindi senza IVAFE dovuta.

Sono due soglie diverse, con effetti diversi: superare la seconda non significa automaticamente dover pagare l’IVAFE, ma significa comunque dover compilare il quadro. È un distinguo che vale la pena avere chiaro prima di liquidare la pratica come “importo troppo basso per fare la differenza”.

La mossa giusta

Prima di chiudere la dichiarazione, verifica giacenza media e picco di saldo di ogni conto estero riconducibile a te o alla tua famiglia, anche se aperto per ragioni non professionali. Sono proprio i conti “minori” — quelli aperti per un acquisto, un’eredità, un rapporto occasionale — a passare più spesso inosservati, con il rischio di un quadro RW non compilato quando invece era dovuto.

Hai un conto corrente o un’attività finanziaria all’estero e vuoi essere sicuro di dichiarare correttamente? Verifichiamo insieme la tua posizione prima dell’invio della dichiarazione. Contattaci.