Con la Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) torna in primo piano il tema dell’iperammortamento 4.0, ma con una novità rilevante che riguarda direttamente le imprese che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB).
Chi ha scelto – o sceglierà – il concordato per le annualità 2026 e successive non potrà infatti beneficiare dell’iperammortamento. Vediamo perché e cosa significa, in concreto.
Cos’è l’iperammortamento 4.0 (versione 2026)
La Legge di Bilancio 2026 ha ripristinato la maggiorazione degli ammortamenti e dei canoni di leasing, sostituendo i precedenti crediti d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0 in vigore dal 2020.
L’agevolazione consente di aumentare fiscalmente il costo dei beni ai fini della deduzione, generando un risparmio di imposte negli anni.
Rientrano nell’iperammortamento:
- beni materiali e immateriali strumentali nuovi, elencati negli allegati IV e V della legge;
- beni interconnessi ai sistemi aziendali di produzione o alla rete di fornitura;
- beni materiali destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo, inclusi gli impianti di stoccaggio.
Gli investimenti devono:
- essere effettuati tra 1° gennaio 2025 e 30 settembre 2028;
- riguardare strutture produttive situate in Italia.
Come funziona operativamente
Il meccanismo è quello già noto negli anni 2015–2020:
- la maggiorazione non incide sulla contabilità,
- viene applicata in dichiarazione dei redditi tramite una variazione in diminuzione extracontabile,
- riduce il reddito imponibile ai fini Irpef o Ires (non Irap).
Chi può accedere e chi resta escluso
Possono beneficiare dell’iperammortamento:
- tutte le imprese, indipendentemente da forma giuridica e regime contabile.
Sono invece esclusi:
- lavoratori autonomi e forfetari;
- imprese in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali;
- imprese destinatarie di sanzioni interdittive ex Dlgs 231/2001.
Inoltre, l’accesso è subordinato:
- al rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro;
- alla regolarità contributiva verso dipendenti e collaboratori.
Il nodo centrale: il Concordato Preventivo Biennale
Le imprese che aderiscono al CPB sono escluse dall’iperammortamento.
Il motivo è tecnico ma rilevante: il concordato prevede una determinazione preventiva e vincolante del reddito per due anni, con l’applicazione solo delle variazioni tassativamente previste dalla norma.
Tra queste rientrano, ad esempio:
- plusvalenze e minusvalenze;
- sopravvenienze attive e passive;
- dividendi;
- utili o perdite da partecipazioni;
- la maggiorazione del costo del lavoro.
Non rientra invece l’iperammortamento, che quindi non può essere utilizzato da chi ha concordato il reddito con l’Agenzia delle Entrate.
Un precedente che fa riflettere
Una situazione simile si è già verificata con la maggiorazione del costo del lavoro, introdotta in un secondo momento da un decreto correttivo e applicata retroattivamente solo ad alcune adesioni al CPB.
Questo precedente evidenzia come le regole del concordato possano creare asimmetrie e penalizzazioni tra contribuenti che hanno fatto scelte diverse in anni diversi.
Le conseguenze per le imprese
Per i soggetti ISA che hanno aderito – o aderiranno – al CPB:
- l’iperammortamento 4.0 non è utilizzabile;
- gli investimenti tecnologici e digitali risultano meno incentivati sul piano fiscale.
Senza un intervento normativo correttivo, il rischio è quello di:
- penalizzare chi ha scelto la strada della certezza fiscale;
- rallentare investimenti strategici per l’innovazione e l’efficienza delle imprese.